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Nel 1984 il sociologo Christopher Lasch evidenziava come il trionfo dell'individualismo poggiasse sul proprio rovescio: quello di un Io minimo, tutt'altro che la rappresentazione di un Io prometeico creatore di mondi. Oggi, all'Io minimo è subentrato il narcisismo del You. Se nel mito di Narciso è il suo volto a riflettersi nello stagno, nel tempo dell'iperdigitalizzazione è lo schermo che si riflette nel volto di Narciso. Attraverso questo ribaltamento ottico, l'Io si tramuta in You, oggetto dell'algoritmo informatico. Mentre noi crediamo di guardare il Web, è il Web che si specchia in noi con l'effetto di ibernare l'Io all'interno di una nuova “Psicopatologia della vita quotidiana”: FoMO (Fear of Missing Out), orbiting, ghosting, phubbing, cyberstalking, flaming, sexting, revenge porn, binge watching… In questo processo di continua virtualizzazione, nel quale la stessa “realtà reale” è percepita come un'entità virtuale, l'Io viene a perdere la sua consistenza psichica, colonizzato dalle logiche dello You. Gli ibernati non producono più sogni, ricordi e miti personali, muovendosi in uno spazio virtureale dove il tempo si è fermato. Il narcisismo del You ci confronta con la difficoltà di continuare a utilizzare un modello della mente basato sul raggiungimento di precisi compiti evolutivi e con la complessità di concepire una cura della singolarità.