You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questo saggio propone una riconsiderazione radicale del concetto di empatia nella teoria e nella pratica clinica, spostandone il fulcro da una concezione cognitiva e rappresentazionale a una prospettiva incarnata, intercorporea e trasformativa. Lontana dall'essere una semplice tecnica relazionale, l'empatia è qui intesa come modalità originaria di co-esperienza affettiva, che emerge dal campo condiviso tra analista e paziente. Attraverso un dialogo tra psicoanalisi, fenomenologia e neuroscienze, si delineano le basi corporee della relazione terapeutica e si critica il primato interpretativo della tradizione classica. L'empatia, in quanto forma di aisthesis, rende possibile una clinica centrata sull'ascolto sensibile, sulla regolazione affettiva e sulla co-costruzione di senso. Il saggio sostiene che solo un paradigma realmente incarnato può restituire alla cura la sua dimensione relazionale, intersoggettiva, umana e trasformativa.