You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La recensione-saggio del libro di Susanna Mati Lou Salomé. Amare la vita (Milano: Feltrinelli, ) è stata oggetto di un interessante dibattito all'interno del gruppo dei curatori della rubrica. È stata molto apprezzata per l'eleganza del testo e la ricchezza dei riferimenti culturali, per il suo essere brillante nella forma, l'incedere galoppante e a tratti coinvolgente, inoltre per la coerenza tematica attorno all'esaltazione della figura
della Salomé per via della sua esuberante vitalità e della connessa identificazione estetizzante di vita e opera. Vorremmo riportare alcune delle riflessioni fatte soprattutto dal punto di vista psicoanalitico, allo scopo di stimolare l'interesse dei lettori.
Considerato il tipo di personalità della Salomé, e anche alla luce di altre valutazioni fatte nella letteratura psicoanalitica (ad esempio l'impietoso giudizio di Binion, 1968), si potrebbe parlare di una possibile sua affettività irrisolta, delle quali la sua filosofia di vita potrebbe anche essere una razionalizzazione? Il suo incontro con la psicoanalisi, avvenuto nella seconda metà della sua vita, non nacque infatti dall'esigenza di indagare una sofferenza personale – la sua analisi fu sbrigativamente “formativa” come d'uso ai tempi – ma fu piuttosto, come sottolineano vari biografi, un'avventura intellettuale che prolungava la prosecuzione della parabola estetico-filosofica avviata con l'adesione a una Lebensphilosophie (filosofia della vita) di stampo schopenhaueriano-nietzschiano (Brinker-Gabler, 2012). Indubbiamente come psicoanalista la Salomé, personalità volitiva, colta e dotata, fu originale e creativa, e pur aderendo lealmente e criticamente alla teoria freudiana di contro ad Adler e Jung (vedi ad esempio il suo diario recentemente pubblicato in italiano: Andreas-Salomé, 1958) fu anche precorritrice dei tempi, tanto da anticipare alcune “revisioni” moderne in tema di narcisismo, Edipo e femminismo; allo stesso tempo Freud la definiva bonariamente “indomabile” ne