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È questo il terzo libro che il professore Giuseppe Annibale Micheli, ordinario di Demografia all'Università di Milano-Bicocca, ha dedicato alla questione psichiatrica nel nostro Paese. Il primo è uscito nel 1982, con il titolo de I nuovi Catari. Analisi di un'esperienza psichiatrica avanzata (Bologna: Il Mulino), frutto della sua ricerca sulla psichiatria rinnovata a Perugia, su mandato del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Il secondo, Il vento in faccia. Storie passate e sfide presenti di una psichiatria senza manicomio, è stato pubblicato nel 2013 (Milano: Franco Angeli). Nel 2019 l'Autore si confronta nuovamente con la tematica del rinnovamento psichiatrico in Italia, rivendicando la presenza sul territorio nazionale di molteplici e rinnovati modelli di assistenza psichiatrica, al di là della narrativa prevalente che appiattisce il movimento sulla figura più nota di Basaglia e sull'esperienza triestina, su History of Psychiatry (, 30, 2: 133-149): “Not just a one-man revolution: The multifaceted anti-asylum watershed in Italy”. L'ultimo contributo, In terra incognita, è dedicato a una riflessione sulla rivoluzione psichiatrica in Italia, per rinnovarne l'attualità e conservarne lo spirito innovatore e progettuale a livello sanitario e politico.
Questa recensione è fatta da uno di cui nel libro si parla. Lo dico prima che qualcuno se ne accorga e faccia commenti ironici. Spero che il mio essere parte in causa non distorca troppo la lettura del testo di Micheli.
Definirei questo un testo equanime, che non si lascia andare alla glorificazione di qualche mito ma si mantiene aderente a una realtà non sempre eroica. Tale qualità gli è riconosciuta anche nella prefazione di Benedetto Saraceno. Questo giudizio mi consola perché rende accettabile la qualifica che Micheli dà della psichiatria italiana rivoluzionaria: la definisce rissosa. Anche a Perugia è circolato questo aggettivo per definire contrapposizioni che hanno caratterizzato lo sviluppo di una nuova assis