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Se tema principale del n. 1/2024 è l'isteria, nulla di più appropriato dell'aggiunta nel titolo di un “ancora?” (L'Hystérie, encore?). Ancora, pur dopo il tramonto dell'isteria nelle classificazioni psicopatologiche in voga; ancora, pur dopo il surclassamento nella stessa psicoanalisi di questa psiconevrosi già principe in senso storico e fondazionale, a favore di altre patologie in voga (borderline, narcisistiche, depressive, etc.); ancora, nonostante le eterogenee varietà sintomatologiche veicolate dalla tradizione ottocentesca sotto quella dizione. E se queste sono le avvertenze nei contributi di apertura, sarebbe però da dire ancora di sì all'isteria, per il grosso degli autori di questo numero, proprio perché resterebbe paradigmatica nella spiegazione psicoanalitica delle nevrosi, e perché susciterebbe ulteriori riflessioni grazie a spunti lasciati aperti da Freud. Tra questi ultimi vi è il nesso coi disturbi psicosomatici che si intravvede nel tema della compiacenza somatica, ovvero dell'organo target elettivo della conversione isterica. È quanto sviluppano nei rispettivi contributi Claude Smadja, seguendo le suggestioni della scuola psicosomatica di Pierre Marty, e Jacqueline Schaeffer, che rivisita il caso Dora (la giovane di cui Freud avrebbe trascurato il trauma narcisistico subìto, mentre proprio quel trauma sarebbe suscettibile di sviluppi psicosomatici più che non i traumi sessuali [n. 1/, p. 75]). Merito specifico di Smadja, poi, è la precisa analisi del concetto cardine di “conversione”, non dimenticando peraltro di ricordare come già Parcheminey avesse cercato di superare il presupposto dualistico che essa implica (il freudiano salto dalla mente al corpo), rinviando la genesi del disturbo isterico a uno stadio precoce di indifferenziazione somato-psichica.
L'impressione complessiva fornita dalla decina di interventi sull'isteria è che si è ben lungi dal conseguirne un'unitarietà clinica e tanto meno esplicativa: agli interventi che insistono su affini