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L'evoluzione psicologica di una persona che presenta una prima crisi psicotica è condizionata da tre fattori:
il suo stato psichico precedente;
la qualità del suo ambiente affettivo prossimo e, in particolare, come esso reagisce alla sua crisi;
la risposta di cura che gli viene data nel momento in cui per la prima volta va incontro a un cedimento del proprio equilibrio psichico.
Mi propongo oggi di interessarmi insieme a voi al terzo di questi fattori, troppo spesso trascurato nello stabilire la prognosi di tali situazioni, cioè come, dove e in quale contesto relazionale è stato accolto questo primo confronto di un soggetto con un grave cedimento del suo funzionamento mentale.
Adrien ha 19 anni. Nel giugno 2007 ottiene il baccalauréat1 e in luglio parte verso il sud della Francia con degli amici in camper. È la prima volta che va in vacanza senza la famiglia. Fuma molta cannabis e ciò provoca un episodio delirante: si sente perseguitato dai suoi amici. Viene quindi accettato in un pronto soccorso. Ritorna poi a Lione e tra luglio e ottobre fa due tentativi di soggiorno in una clinica psichiatrica, ma ogni volta chiede di uscire nel giro di due giorni. Malgrado un trattamento neurolettico e ansiolitico, dopo ogni uscita dalla clinica si reca al pronto soccorso psichiatrico il quale, alla sua terza accettazione, lo orienta verso il centro di crisi Santé mentale et communautés2. Vi soggiornerà due mesi, dal 22 ottobre al 22 dicembre 2007.
Ciò che descriverò parte dalle informazioni ricevute da questo soggiorno, ma prima di parlarne è necessario che io tracci il profilo di questo giovane uomo e quello della Maison d'Accueil Psychothérapique3, da qui in avanti chiamata MAP.