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Riprendere il breve scritto di Marcel Sassolas è per me un'emozione e un piacere. Ho avuto la fortuna di collaborare con lui sia sul piano professionale che personale per vent'anni. Ricordo bene questo lavoro, così come la MAP, la “Casa di accoglienza psicoterapeutica” cui l'articolo si riferisce. A fine anni 1990 ebbi modo di visitare la Comunità dove trovavano (trovano) cura e ospitalità giovani alla loro prima crisi psicotica.
Marcel Sassolas con un gruppo di collaboratori aveva costituito un Servizio psichiatrico territoriale – che potremmo oggi considerare come precursore di un privato sociale fortemente professionale – articolato tra ambulatori e piccole Comunità terapeutiche a Villeurbanne (Lione). Fu un prosecutore e innovatore del lavoro di Paul-Claude Racamier1 sulla psicosi.
La Comunità per i primi esordi psicotici, di cui l'articolo tratta, era situata in un quartiere cittadino e ospitava una decina di pazienti. Una casetta normale dove questi giovani vivevano in un ambiente accogliente, semplice, ben organizzato: vi trovavi un clima disteso, operatori che parlavano lentamente e si muovevano con leggerezza. Pranzai con loro prendendo parte alla riunione per il pranzo, dove uno degli operatori con i pazienti presenti ne decidevano il menù e la sua esecuzione. Alcuni uscirono ad acquistare il cibo, altri si coinvolsero nella preparazione. Ricordo bene il mio stupore rispetto alla gestione apparentemente semplice, poco pianificata, quasi spontanea, dove a una più attenta osservazione si poteva cogliere sottotraccia una intenzionalità gestita con naturalezza, frutto di un progetto intenzionato ed esperienze sedimentate.
Durante un soggiorno in Francia, presi parte a un convegno della durata di più giorni, che sotto la sua direzione l'associazione Santé Mentale et Communautés () a Villeurbanne e Lione organizzava ogni due anni: ebbi altresì occasione di visitare le loro strutture di cura e di conoscere alcuni dei suoi collaboratori, avviando uno s