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Oltre la tecnofobia. Il digitale dalle neuroscienze all'educazione è un saggio che s'inserisce in quel filone di contributi che cercano di analizzare l'ormai inevitabile confronto con la digitalizzazione di massa e ciò che essa comporta.
Il libro parte da una tesi forte, dal tono apodittico: «Oggi stiamo assistendo a qualcosa di nuovo: il digitale sta introducendo un cambiamento epocale, poiché intercetta ogni aspetto dell'esistenza dell'individuo, probabilmente condizionando non solo il suo sviluppo e le sue capacità adattive, ma agendo anche sul senso di realtà. Se oggi vogliamo affrontare la dimensione interpsichica dell'esistenza umana, dobbiamo considerare attentamente la connettività digitale e il suo crescente impatto sulle nostre vite» (pp. 29-30). E ancora: «Il cambiamento della percezione sensoriale prodotto dai media digitali incide profondamente sull'esistenza umana, modificandone l'esperienza e la sensibilità, poiché la percezione non è semplicemente data, ma “organizzata” entro un determinato medium» (p. 26).
Ed è proprio dal rapporto fra corpo, percezione e neuroscienze che prende il via la Parte prima (pp. 19-70) del saggio. A partire dalla connessione fra sistema motorio e Sé corporeo che favorisce, attraverso i neuroni specchio, un processo di simulazione incarnata per cui l'intersoggettività è anzitutto intercorporeità, gli Autori dichiarano la necessità di «comprendere i modi in cui i Sé corporei interagiscono in questo regno digitale» (p. 37). Il quesito si fa ancora più avvincente rispetto al fatto che il mediascape
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(paesaggio mediale) ha esposto i nostri corpi alla realtà virtuale. Contrariamente a un'ipotesi di forte divaricazione fra percezione virtuale e reale, «non esistono meccanismi cervel