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Dopo una Nota introduttiva di Giorgio Meneguz, viene ripubblicato l'articolo di Giancarlo Grasso ed Enrica Crivelli “Marcella Balconi: l'investimento appassionato di una vita”, originariamente uscito nel n. 55/2007 di Quaderni di Psicoterapia Infantile. Marcella Balconi (1919-1999) ha saputo integrare la clinica psicoanalitica dell'età evolutiva con l'impegno sociale, profondamente convinta che lo sviluppo del bambino sia inseparabile dal contesto politico ed economico. Esposta precocemente alla violenza fascista, la sua vita fu plasmata dalla coscienza politica di sinistra: partecipò attivamente alla Resistenza e, nel dopoguerra, ricoprì un ruolo cruciale nell'ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) per l'assistenza post-bellica a madri e orfani. La sua formazione, intrapresa dopo il 1948, fu internazionale, a partire dall'analisi a Losanna con Nissim Beno e dall'incontro determinante con Serge Lebovici. Di ritorno in Italia, fondò a Novara il primo Servizio di neuropsichiatria infantile, destinato a diventare un centro di formazione controcorrente. Balconi criticò la rigida ortodossia della psicoanalisi istituzionale, in particolare l'alto costo dei trattamenti. Il suo approccio pratico e originale poneva l'osservazione del bambino e del suo contesto famigliare e sociale come principio cardinale. Nella seconda metà della sua attività, integrò le teorie kleiniane con la precedente formazione franco-svizzera e annafreudiana dando vita a un pensiero del tutto autonomo da ogni scuola o etichetta. Eletta deputata per il Partito Comunista Italiano (PCI) nel 1963, si batté per i diritti sociali e per l'approvazione della Legge 444/1968 sulla scuola materna statale, lasciando un insegnamento di grande attualità sull'urgenza di un lavoro capillare sul territorio e di una formazione che sia sempre critica e multifocale.