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Rebecca è stata inviata al Servizio di psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza all'età di sette anni, presentando un mutismo selettivo. I suoi genitori si erano separati con un po' di acrimonia quando aveva solo tre anni. Aveva smesso di parlare con suo padre, che aveva lasciato la famiglia e che quasi subito aveva iniziato una nuova relazione e una nuova famiglia. Ora vede suo padre solo irregolarmente ed è rimasta muta quando è con lui, anche se parla con la nuova sorellina. Rebecca non aveva mai parlato all'asilo o a scuola, gestendo la situazione sorridendo, annuendo e seguendo ciò che facevano gli altri bambini. I suoi insegnanti riferiscono che è intelligente ma molto timida in classe, mostrando un maggiore coinvolgimento sociale nel parco giochi finché non si rende conto di essere osservata. Aveva però continuato a parlare a casa con la madre e due sorelle più grandi finché, tra l'invio a noi e l'inizio della terapia nell'ambulatorio, ha smesso del tutto di parlare con la madre dopo una visita dal dentista per un controllo. Nelle sedute parallele con i genitori, è diventato chiaro che la madre di Rebecca trova difficile sia riflettere sulle dinamiche tra loro, sia mantenere i confini nel suo ruolo di genitore. Esprime un silenzioso disagio per il fatto che sua figlia ha smesso di parlare con lei, ma questo assume la forma di un sentimento di profondo dolore personale e rifiuto. Ora tende a “camminare sulle uova” con Rebecca, facendo di tutto per trovare dei modi alternativi con cui Rebecca a casa può comunicare, come la gestualità o la scrittura su un quaderno speciale, tutti metodi che Rebecca ignora fermamente.
Prima di ogni seduta, mi chiedo se Rebecca riuscirà a rimanere nella stanza senza la madre e come la madre potrebbe facilitare od ostacolare la loro separazione. Se la madre non accompagna Rebecca dentro, si avvinghia aggressivamente alla sua gamba e si rifiuta del tutto di entrare. Anche se per diverse settimane abbiamo lavorato