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Mi sento onorata di commentare un materiale così ricco e stimolante tratto da una seduta con una bambina di sette anni, Rebecca, affetta da mutismo selettivo. Potrebbe sembrare ironico per una “cura della parola”, ma il silenzio nella stanza della terapia può essere polimorfo, significativo, produttivo e persino prezioso (Akhtar, 2013). Ogni volta che penso al mutismo selettivo mi vengono però in mente le parole pronunciate nell'Odissea da Zeus, padre degli dei, quando sua figlia Atena lo accusò di aver abbandonato Ulisse: «Figlia mia, quali parole ti sono sfuggite dalla barriera dei denti?» (Omero, VI secolo a.C., V, 20). Immaginatevi la mia sorpresa quando ho letto che Rebecca ha smesso di parlare con sua madre dopo una visita dal dentista! Aveva forse paura che la “barriera dei suoi denti” potesse essere violata? Che le parole presumibilmente molto arrabbiate che trattiene le “sfuggirebbero” e la sua aggressività uscirebbe allo scoperto distruggendo tutto, compresi i suoi genitori che l'abbandonavano e il Sé onnipotente?