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I frequenti contatti con giovani colleghi in formazione, avuti come docente e tutor, mi hanno dato modo di capire quanto la prospettiva storica sia trascurata nelle nostre sedi didattiche universitarie e post-universitarie che si occupano di psicologia clinica e psichiatria. In particolare, la storia delle psicoterapie è sconosciuta ai più, e spesso è nota in modo approssimativo anche quella relativa al modello teorico cui fa riferimento la scuola di specializzazione frequentata. Uno dei testi che può colmare questa lacuna è questo curato da Francesco Gazzillo e Nino Dazzi (recentemente scomparso), perché non solo descrive con precisione l'evoluzione delle pratiche psicoterapeutiche, ma illustra sia le differenze tra i vari approcci sia i punti in comune che la clinica offre all'osservazione di tutti i terapeuti, a prescindere dalla loro formazione.
Il libro si articola in cinque capitoli (suddivisi in vari paragrafi) rispettivamente dedicati alla psicoanalisi, al cognitivismo clinico, all'approccio sistemico-relazionale, alle psicoterapie umanistiche e a quelle corporee. Sono ben tredici gli autori che descrivono il proprio indirizzo. Tranne quello cognitivo, illustrato da un unico clinico, ogni approccio è illustrato da almeno due, spesso tre terapeuti della rispettiva scuola. Di ognuna viene presentato un panorama dei modelli e delle tecniche di intervento più importanti, dei fattori storici, economici, culturali e clinici che li hanno influenzati, nonché delle vicende biografiche degli autori che ne hanno plasmato lo sviluppo.
Il primo capitolo, dedicato alla psicoanalisi e curato da Francesco Gazzillo, Emma De Luca ed Eleonora Fiorenza, ha uno spazio maggiore rispetto agli altri approcci; questo per le obiettive ragioni storiche che Marco Conci ricorda nella postfazione: «[La psicoanalisi] ha informato di sé la storia della psicoterapia contemporanea. Non solo molti pionieri della terapia sistemico-familiare, ma anche molti pionieri del cognitivismo clinico erano