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Il dibattito sull'uso dell'intelligenza artificiale in psicoterapia è sempre più intenso. Un numero crescente di pazienti usa i chatbot come terapeuti sempre disponibili; i terapeuti, da parte loro, si interrogano sul rischio di essere sostituiti, e intanto, nella solitudine dello studio, la usano come “supervisore” per riorganizzare appunti post-seduta de-identificati, chiedere consigli o scrivere relazioni. Questo articolo si basa su un'auto-sperimentazione della durata di un anno che ha portato a riflessioni utili per i colleghi, individuando una dinamica chiamata “collusione gentile”: collusione perché l'intelligenza artificiale (Artificial Intelligence [AI]) tende a confermare il suo interlocutore, gentile perché non è palese. A partire dall'effetto ELIZA, si analizza un fenomeno in rapida diffusione e si propongono condizioni per usare l'AI in modo responsabile, a beneficio dei terapeuti e, di conseguenza, dei pazienti.