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Prendendo le mosse dal contributo di Mark Ruffalo (2026) sul concetto psicoanalitico di terzo analitico, viene riconosciuta la rilevanza della sua critica al limitato rigore concettuale e alla tendenza a un uso metaforico e scarsamente formalizzato delle nozioni di terzo e campo. Il commento distingue tuttavia tale piano critico da un livello ulteriore, in cui queste carenze rischiano di tradursi in un'esclusione aprioristica della loro legittimità teorica. Viene quindi proposta una posizione volta a mantenere aperto il confronto tra modelli psicoanalitici differenti, riconoscendo la legittimità di diversi vertici di osservazione e la loro potenziale rilevanza clinica.