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Un aspetto distintivo della nostra individuazione come esseri umani è la dipendenza, o meglio, sono le condizioni e le modalità di elaborare la peculiare dipendenza che ci caratterizza. Quella dipendenza, ancor più che la prolungata persistenza di tratti infantili nell'età adulta, e unitamente a questi ultimi, è relativa alla nostra lunga neotenia. Non è il caso, a proposito della neotenia, di parlare di immaturità, o di ritardo. Rispetto a quale maturità o puntualità saremmo in ritardo? Bisogna presumere un ideale di completezza e compiutezza che non esiste per farlo, negando così l'evidenza che è l'incompletezza una caratteristica costitutiva del vivente. Luigi Pagliarani avrebbe individuato nella mancanza una delle caratteristiche peculiari di noi umani. Ovvero nella nostra capacità specie-specifica di sentire la mancanza, di non coincidere con quello che siamo ma di tendere oltre, e di creare continuamente mondi paralleli, dall'arte alle narrazioni, alla tecnica. In una parola, di creare mondi, di “mondeggiare”. Nelle analisi dell'anato-mofisiologo olandese Lodewijk Bolk, condivise anche da Stephen Jay Gould (1983), soprattutto gli esseri umani sono considerati un esempio di neotenia. Noi umani, infatti, abbiamo uno sviluppo fisiologico estremamente prolungato rispetto agli altri mammiferi. Siamo caratterizzati, tra l'altro, dalla lunga maturazione del sistema nervoso centrale che dura diversi anni dopo la nascita. Caratteristica neotenica nell'uomo è la capacità di digerire il latte da adulto (questa tolleranza al lattosio non è presente in tutte le popolazioni). Gli adulti umani, inoltre, presentano proporzioni corporee più simili a quelle giovanili rispetto agli altri primati. Ulteriore segnale di neotenia nell'essere umano rispetto agli altri primati sarebbe la scarsità di pelo corporeo (Melandri, 2006).
* Per recensioni, segnalazioni e libri da inviare: Silvia Marchesini, Via Bachelet 9, 43123 Parma, email <>. Istruzioni per collaborar
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