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Pensare la psicoanalisi… – il cui titolo provvisorio era André Green e i suoi contemporanei – è una raccolta di scritti occasionali e interventi sparsi che spaziano dal 1986 al 2010, scelti dallo psicoanalista francese un anno prima della sua morte. Libro dialogico e perfino “borgesiano” – così lo definisce Urribarri nella Prefazione (p. V) – si offre al lettore non solo come un insieme di letture e considerazioni di Green su quelli che sono stati i suoi rapporti con importanti figure del pensiero britannico e francese, ma anche come un tentativo di abbozzare una cartografia e un'architettonica della psicoanalisi contemporanea. Affrontando i complessi temi della psiche primordiale (Bion), dello strutturalismo e della clinica degli stati limite (Lacan e Winnicott), dell'“essere” (ancora Winnicott) e del “pensare” (Anzieu), del sexuale (Laplanche) e dell'originario (Aulagnier) fino alla relation d'inconnu (Rosolato), Green delinea il suo originale «paradigma freudiano contemporaneo» in cui si pone come un analista «eterodosso» (p. VIII), in un «dialogo infinito» (p. IX) con autori e questioni cruciali per il futuro della disciplina. Volendo evitare «la disgrazia di una risposta» (p. 22) a «domande delle quali non possiamo nemmeno concepire quale sia l'oggetto» (p. 88), Green, con il suo sguardo profondo e tagliente al tempo stesso, si avventura fino alle colonne d'Ercole del pensiero psicoanalitico, attraversando la trama dei problemi della
clinica e della teoria contemporanea. I testi, originariamente occasionali, sono permeati da una serie di echi e riverberi che, oltre ad avvicinare il lettore al pensiero di molti nomi del mondo psicoanalitico, indicano in Green l'ultimo pontifex che abbia provato ad arginarne la crisi epocale e la progressiva babelizzazione.
I capitoli del volume si leggono così come altrettanti tentativi di introdurre vertici teorici ad alta complessità, nel mentre se ne evidenziano risorse, limiti e anche aporie. Il primo capitolo, “Wilfred R.