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L'annata 2025 del Journal of the American Psychoanalytic Association (JAPA) continua nella tendenza già evidenziata l'anno scorso a dare spazio a pochi scritti originali; alcuni trattano di clinica, altri offrono una rivisitazione di autori noti. Dato l'alto numero di saggi e recensioni di libri su argomenti molto vari tra loro, è difficile trovare un filo conduttore. Tra i teorici del passato che vengono riproposti troviamo Harry Guntrip nel saggio di Michael Brog (n. 1/2025) che valorizza il suo lavoro considerandolo un ponte tra la teoria delle relazioni oggettuali e la Psicologia del Sé, di cui rappresenta un'anticipazione. Il concetto di “Io regredito” aiuta a spiegare il conflitto schizoide in bilico tra l'isolamento e la necessità di mantenere sufficienti connessioni per evitare la depersonalizzazione. Guntrip offre un contributo originale alla visione del processo terapeutico, dove è centrale la relazione con un analista attento a questo nucleo del Sé e per questo pronto a comprendere il transfert negativo come distanziamento emotivo. Nel campo delle psicosi Loredana Betti, Riccardo Galiani & Vincenzo Ruggiero (n. 4/2025), in un libro recensito da Ronny Jaffé, Sarantis Thanopulos & Michele S. Piccolo, documentano la cura con strumenti psicoanalitici nelle strutture pubbliche italiane. Franco De Masi, il cui libro “Lezioni in psicoanalisi: psicopatologia e psicoanalisi clinica per candidati” è recensito nel n. 4/2025 da Elizabeth Hamlin, nel n. 5/2025 dà una lettura critica al libro di Danielle Knafo & Michael Selzer sul trattamento psicoanalitico della psicosi. Alla loro tesi della psicosi come una regressione egli contrappone la visione di una variante strutturale, il risultato di un processo patologico che inizia nell'infanzia e distorce l'apparato percettivo e immaginativo. Anche nell'articolo di Andrew B. Druck (n. 1/2025), che omaggia il lavoro di Fred Pine, oltre al conflitto si tengono presenti i deficit strutturali. L'analista può essere l'oggetto re