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“Resistere” (Résister) è il tema del n. 1/2025. Si noti la forma verbale, in luogo del sostantivo “resistenza” più consueto in area psicoanalitica, a sottolineare la dimensione agentiva del contrapporsi a qualcosa o a qualcuno. In effetti nei differenti contributi, assieme alla variegata tipologia nota alla psicoanalisi – resistenze dell'Io, dell'Es, del Super-Io, resistenza alla cura (segnatamente in un caso di melancolia, trattato da Cécile Prudent & Benjamin Levy), resistenza dell'analista (…a tenere l'adeguato silenzio nelle sedute, illustrata da Dinah Rosenberg) – si studiano anche forme di resistenza militante in ambito sociale, segnatamente la resistenza alla psicoanalisi da parte dell'istituzione psichiatrica.
In ambito sociale la questione è affrontata da Christophe Dejours sotto il profilo della “sofferenza etica”, che si presenta pure in clinica per le sue ricadute nevrotiche e psicosomatiche: si tratta di dipendenti che si trovano a dover resistere alle pressioni di dirigenti aziendali che sollecitano pratiche disapprovate dal loro senso morale. In tali casi, l'ambivalenza tra resistenza e sottomissione può essere elaborata a certe condizioni; e comunque il discorso sulla resistenza virtualmente si allarga ad altri ambiti di dominazione – economica (allusione al neo-liberismo) e militare (vedi le nevrosi di guerra) – ai quali accenna ancora Dejours, autore per altro prolifico su questi argomenti. La tematica è ripresa da Cristelle Lebon, Andrey Andres e Fanny Maccariello-Garcia sulla base della loro esperienza di formatori in ambito psichiatrico: rilevando il crollo psichico del personale sanitario, ne denunciano le difese e resistenze nei confronti di un'istituzione vieppiù burocratizzata e impersonale. La quale anzi a sua volta fa resistenza ai
* Corso Cavallotti 15, 15121 Alessandria, e-mail <>.
dispositivi psicoanalitici, affannandosi piuttosto a inseguire le certificazioni di qualità in ossequio “all'autorità neo-liberale”. «