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Viene analizzato criticamente il training psicoanalitico e mostrato come spesso vi sia un clima di indottrinamento, idealizzazione degli analisti didatti e scarsa trasparenza. I candidati apprendono soprattutto da esperienze limitate e idealizzate, e negli istituti vi sono spesso dinamiche paranoidi, gerarchie opache e scarsa creatività scientifica. Le distorsioni derivano anche dalla natura stessa del processo psicoanalitico, che in un contesto istituzionale amplifica transfert, idealizzazioni e dinamiche difensive. Vi è una discrepanza tra gli scopi del training e le sue modalità organizzative che sono più vicine a istituti religiosi, e vengono proposti quattro modelli: 1) l'accademia d'arte; 2) l'istituto tecnico o commerciale; 3) il monastero o la comunità religiosa; 4) la facoltà universitaria. La soluzione migliore può essere un modello che combini le caratteristiche dell'accademia d'arte e della facoltà universitaria, valorizzando il dibattito critico, la trasparenza e criteri espliciti di selezione dei candidati e degli analisti didatti.