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Nota redazionale. Pubblichiamo, come documentazione storica riguardo al problema del training psicoanalitico, una lettera che Johannes Cremerius scrisse a Otto Kernberg il 24 luglio 1987, meno di tre mesi dopo aver tenuto la relazione (pubblicata nelle pagine precedenti) al Convegno della Società psicoanalitica tedesca (DPV) dell'8 maggio 1987. Ringraziamo Giorgio Meneguz per averci fornito questa lettera.
Prof. Dr. med. J. Cremerius
Tel. 0761-493348
24.07.1987
Caro Otto,
dopo un lungo silenzio, oggi vorrei provare a spiegarmi. Prima di tutto, il mio silenzio non aveva nulla a che fare con il mio rapporto con te. Al contrario: il “dialogo interiore” non si è mai interrotto in tutti questi anni, né sono mai cessati i miei sentimenti di amicizia e il ricordo delle nostre intense conversazioni.
Il motivo del mio silenzio è stato ed è una crisi che sto vivendo con la psicoanalisi istituzionalizzata. Anni fa mi feci eleggere vicepresidente dell'Associazione psicoanalitica tedesca (DPV) con la speranza di attuare riforme che ritenevo necessarie. Ben presto mi resi conto che le istituzioni sono strutture molto conservatrici e rigide, difficili, forse persino impossibili, da cambiare. Ciò che mi preoccupava, e mi preoccupa tuttora, è:
Modificare le linee guida per la formazione. Ciò include la procedura di ammissione (che dovrebbe essere sostituita da un unico colloquio di ammissione), l'analisi didattica come parte integrante del percorso formativo (che dovrebbe essere eliminata dalla formazione in quanto analisi personale); e lo status di analista didatta (che dovrebbe essere sostituito dalla funzione di analista didatta. Ovvero, qualsiasi membro che soddisfi determinati requisiti può candidarsi per diventare analista didatta).
Un innalzamento del livello scientifico della formazione, ovvero la trasformazione dell'attuale tipo di formazione medico-specialistica in formazione di psicoanalisti, ossia un cambiamento dell'obiettivo della formazione.