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(Relazione alla seduta della Società Psicoanalitica Italiana del 10-2-1932)
Signori,
l'argomento che ho scelto per questa relazione è un vecchio argomento, uno di quelli che più hanno appassionato gli studiosi di questi ultimi tempi ed hanno maggiormente suscitato discussioni e controversie.
Ma, se molti ed accurati sono stati questi studi, se molta luce si è fatta intorno al meccanismo della suggestione, pure non si può dire che l'accordo sia completo fra gli autori, né che l'argomento sia esaurito. Appunto per questo, pur non avendo l'intenzione e l'opportunità di farvi un'esposizione completa e definitiva della suggestione, mi è sembrato che l'argomento fosse adatto per una utile discussione. Mi limiterò, perciò, ad accennare a quei punti che mi sembreranno di particolare interesse e che meglio possano suscitare considerazioni e riflessioni per una più ampia e perfetta comprensione del fenomeno.
Anzitutto la prima difficoltà che si incontra è quella di stabilire con esattezza quali sono i fenomeni che si devono riferire alla suggestione. Molti fatti psichici, infatti, di diversa natura, vengono riferiti tout-court alla suggestione e FREUD stesso è insorto (1) contro questo vizio mentale di voler spiegare processi psichici complessi con la comoda etichetta della suggestione che poi non si spiega, né si giustifica. Così BERNHEIM (2) dava alla parola suggestione un'estensione quasi illimitata definendola: “l'acte par lequel une idée est introduite dans le cerveau et acceptée par lui”, così si dice che