You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La grafologia viene generalmente definita come la scienza o l'arte di determinare il carattere per mezzo della scrittura. Affermando l'esistenza d'un perfetto parallelismo tra la scrittura da una parte ed il carattere dall'altra, i grafologi hanno dovuto e devono ancora combattere l'idea, profondamente radicata anche fra le persone colte, che le particolarità della scrittura, come i minimi fatti della vita, son dovuti esclusivamente al caso. Ora i grafologi, qualunque sia il loro metodo, non possono più ammettere il caso nella conformazione delle lettere, come FREUD negli atti mancati; e le obbiezioni che vengono presentate ai grafologi sono quelle stesse che vengono formulate riguardo alla “psicopatologia della vita quotidiana”.
Quando noi diciamo a qualcuno: voi fate un “s” o un “m” oppure un “t” in un determinato modo, dunque avete tale e tal'altro carattere, nove volte su dieci ci si risponde: “Non è il mio carattere che mi fa scrivere così, è il caso; n'è prova che io avrei potuto fare benissimo un'altra “s” o un'altra “m”. — “Se lo potete veramente, perché allora non lo fate?”. Ed ecco impegnato il dialogo che ogni psicoanalista ha dovuto subire.
Se non è il caso che presiede alla formazione delle lettere, è dunque la nostra volontà? Esaminiamo l'atto dello scrivere. Prendendo la penna ci sembra di obbedire esclusivamente ad una volontà cosciente, cioè in quel momento ognuno di noi sa quel che deve scrivere e come deve scrivere. Ma ammesso quest'atto cosciente, ecco intervenire subito un altro impulso di cui chi scrive non ha alcuna conoscenza ed al quale sono da attribuirsi i