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I. Il primo dei casi che riferiremo in succinto è il “lapsus calami” di un grande scienziato che tutti stimiamo e veneriamo, il RICHET. Questi, nella sua ultima opera (L'avenir et la prémonition), enuncia la distinzione da lui adottata nel classificare una serie di casi di premonizione: “prima”, egli scrive, “darò le premonizioni che io stesso ho osservato… poi quelle narratemi da persone che conosco personalmente… infine quelle ricordate nei libri”. Il RICHET molto giustamente antepone alle altrui le proprie osservazioni, come quelle che per lui hanno un particolare valore, e sulle quali ha potuto farsi una più precisa opinione. D'altra parte, però, egli vuole scusarsi presso il lettore, e dichiarare che le proprie osservazioni non valgono certo, in assoluto, più delle altrui… E scrive riguardo a queste ultime:
“Les Dieux me préservent de croire qu'elles valent mieux que les miennes!” (p. 58), anziché moins, come evidentemente era sua intenzione.
Il più vero pensiero del RICHET (quello cioè che le sue osservazioni avessero maggiore importanza che non quelle degli altri) si è dunque palesato proprio nella frase che intendeva esprimere il contrario. E — ciò che fa apprezzare maggiormente il valore di questo magnifico “lapsus” — l'errore ha resistito ad almeno due correzioni di bozze, per non parlare della revisione del testo originale.