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In quest'opera l'a. finge di scrivere delle lettere ad una madre allo scopo d'istruirla nei riguardi dell'educazione del proprio figlio.
In questo lavoro Stekel si rivela con tutti i suoi pregi, ma anche con tutti i suoi difetti: egli ha il merito di avere una grande intuizione psicologica ed ha compreso e delucidato molti e delicati problemi dello spirito. Ma nei suoi lavori (troppo noti per essere qui ricordati), che appunto ci mostrano le sue qualità personali, ha voluto di questa sua intuizione fare un metodo scientifico, e questo è il suo torto. Così egli, che in certo senso si è levato contro le speculazioni metafisiche del campo scientifico, è incorso nell'errore opposto: è divenuto, per così dire, un artista della scienza. Ma le espressioni artistiche, com'è noto, hanno un valore tutto personale, giacché l'artista ci rende talvolta luminosa una verità prima oscura, ma non ci può dettare delle norme di metodo e delle leggi precise delle quali la scienza ha pure bisogno.
Così di queste “lettere ad una madre” se potessimo esprimere con un paradosso la nostra impressione dovremmo dire che hanno un valore più letterario che scientifico: esse hanno il discorso fluente, l'efficacia dell'esposizione, ma anche una certa imprecisione fondamentale delle idee esposte, una certa confusione fra quanto spetta al pediatra, allo psicologo ed al moralista: esse persuadono chi non è pienamente a giorno dei metodi e risultati effettivi della psicoanalisi.
Non potendo fare un'analisi minuta dell'opera, dobbiamo rilevare che questa traduzione italiana, diffonde bensì in forma piana gran parte delle idee moderne di psicologia ed in particolare quelle di Freud, ma è prematura in un paese dove non si conoscono i fondamenti strettamente scientifici della psicoanalisi e dove si presta a generare confusione e diffidenza in coloro che si ostinano a vedere nella psicoanalisi non il risultato di osservazioni scientifiche, vagliate e controllate scrupolosamente, ma l'opera, l'invenzione di qu