You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
I contributi molto vasti ed originali che la psicoanalisi ha recato alla scienza del Folklore negli ultimi vent'anni sono passati quasi interamente inavvertiti da parte dei folkloristi. È la presente, ben vero, la prima occasione in cui la questione è stata portata alla loro diretta attenzione; ma ciò non basta a spiegare tanto disinteresse. Io lo spiegherei, piuttosto, come una manifestazione di più della tendenza antipsicologica che prevale fra studiosi ed uomini di scienza. Nel loro lodevole sforzo per uscire dall'era prescientifica subbiettiva, essi sono stati naturalmente portati a confondere l'obiettività con lo studio del mondo esterno, e ad identificare l'esame della psiche con la subbiettività. Questo atteggiamento ha avuto successo fino a che si è preso in considerazione lo studio dei fenomeni fisici non influenzati da processi psichici, o che i fattori negativi ad esso connessi sono stati relativamente di poca importanza, cominciando solamente ora ad essere osservati. Ma le limitazioni che esso impone allo studio di quei fenomeni che sono il prodotto di processi psichici sono così gravi da mantenere tali studi in un preliminare schematismo. Ciò è evidente se consideriamo che il materiale studiato dal folklore, costumi, credenze o canzoni popolari è senza eccezione il prodotto di processi psichici dinamici, la rispondenza dell'anima popolare alle necessità sia esterne, sia