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E. Weiss
È noto che i processi psichici inconsci sono diversissimi, per il loro contenuto e nel loro comportamento, da quelli coscienti. Non è quindi lecito, per controllare l'esattezza di reperti psicoanalitici, richiamarsi all'esperienza di fatti coscienti, i cui ricordi ci giungono attraverso l'introspezione e la retrospezione; e altrettanto assurdo sarebbe richiamarsi, a tale scopo, a ciò che comunemente si chiama “buon senso”. Questa premessa, di carattere generale, è necessario sia tenuta presente per un'esatta comprensione delle note che seguono, relative appunto a processi psichici dell'inconscio.
È assai interessante studiare, attraverso le fasi successive del fenomeno, come sia sorta nell'essere primitivo l'idea del possesso. In origine, un oggetto non viene sentito come proprio se non è stato preso entro di sé, incorporato. E, infatti, il modo più radicale e più istintivo d'impossessarsi d'un oggetto consiste nell'introdurlo nel proprio corpo, per lo più ingerendolo. In tale modo, appunto, si fa valere la “fase orale” della libido: si è spinti, in essa, a mangiare l'oggetto amato; in questa fase non vi è differenza tra “Io” e “Mio”: impadronirsi di un oggetto significa fare di esso una parte del proprio Io.
Soltanto in una fase successiva si fa valere l'idea dell'oggetto posseduto e distinto dal proprio Io; idea, questa, compatibile con la comunanza di un possesso tra diversi individui, mentre l'oggetto