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Libro senza grande unità e ricco di contraddizioni interne ed esterne, ma con tutto ciò assai interessante per l'atteggiamento che l'Autore assume nei riguardi di Freud e della Psicoanalisi: atteggiamento che si differenzia tanto dalle critiche antagonistiche quanto dalle pure e semplici apologie. L'ammirazione del Michaelis per Freud è vivissima, ed espressa esplicitamente in più punti del suo lavoro. Ma allora, perché il titolo sensazionale, che sembrerebbe annunziare, a mo' di “libro giallo”, lo “smascheramento” di un colpevole inconfesso?
La tesi fondamentale dell'Autore è la seguente: la Psicoanalisi freudiana è nata non già come una scienza obbiettiva ed empiristica, bensì come una reazione personale di Freud di fronte a sue proprie esigenze non appagate. Perciò, dice il Michaelis, è interessante scorgere che cosa c'è dietro questa apparente obbiettività e scientificità; in altre parole, occorre sollevare la “maschera” che Freud - in perfetta buona fede - si è posta, e ravvisare dietro di essa i veri lineamenti del suo volto spirituale.
Ma con quale metodo il Michaelis intende compiere questa sua indagine? Neanche a farlo apposta: col metodo psicoanalitico, e cioè specialmente indagando ciò che Freud, nei suoi scritti, dice di se stesso e degli eventi infantili e privati della sua vita. In altre parole: valendosi proprio dello strumento previamente da lui definito come non rigoroso e come connesso al Freud in quanto individuo particolare! La contraddizione non potrebbe essere più evidente, e vizia di necessità tutta quanta l'opera.
Il Michaelis sembra poi ignorare alcuni criteri logici fondamentali, che s'impongono ogni qualvolta si tenti di scoprire l'“equazione personale” nell'uno o nell'altro sistema d'idee. È cosa ben nota, e assai più generale di quanto il Michaelis non supponga, che questo o quell'indirizzo di pensiero scaturisce, in primissima istanza, da questi o quegli atteggiamenti psichici dei rispettivi autori. Ma ciò che interessa non è tanto precisa