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È con vivo interesse che abbiamo letto questo bel lavoro del Laforgue sulla nevrosi di C. Baudelaire. Abbiamo sopratutto ammirato la lucidità dell'esposizione e, molto spesso, la profondità di penetrazione psicologica nell'interpretare la complessa struttura psichica del Poeta, la cui mentalità era rimasta un enigma allo stesso tempo oscuro ed attraente. Che il Baudelaire fosse un nevrotico, ecco quanto nessuno oserebbe negare; ma egli è un nevrotico estremamente complicato, che non si lascia facilmente ridurre agli schemi della comune patologia. Il Laforgue si è accinto alla non facile impresa di studiare, al lume della psicoanalisi, il meccanismo di questa ricchissima nevrosi, ed ha utilizzato tutto il materiale che aveva a sua disposizione: testimonianze, giornale intimo, avvenimenti della sua vita, pensieri, opere poetiche, ecc.
Le conclusioni alle quali egli è arrivato non si possono riassumere in una breve nota. Ricorderemo soltanto che, secondo l'A., la sessualità del Baudelaire dové subire, durante la primissima infanzia, probabilmente per qualche trauma psichico, delle potenti rimozioni che interessarono in modo particolarmente tenace il complesso di Edipo, con la conseguente produzione dei soliti meccanismi di sentimento