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Siamo grati al Bernabei di averci fatto conoscere l'interessante
figura di Maria Baskirtsewa, fino ad oggi poco nota, se non attraverso il Lombroso (“L'uomo di genio”) ed un articolo di Hilda Montesi Festa.
Vediamo pure con soddisfazione che all'autore sono familiari i concetti psicoanalitici e che se ne serve per tratteggiare la figura veramente enigmatica della Baskirtsewa la quale, attraverso l'esposizione dell'autore, esce viva e palpitante davanti ai nostri occhi con le sue eroiche aspirazioni e con le sue intime discordanze. Sulla interpretazione psicologica di questa complessa figura dobbiamo dire che, attraverso il Journal, Lettres, ecc., ed il commento del Bernabei, ci appare come un tipo di narcisista pura, con delle forti sublimazioni, naturalmente. Infatti, essa vive in perpetua adorazione di se stessa, del suo corpo (Il mio corpo di dea antica, le mie anche troppo spagnuole, il mio seno piccolo e di forma perfetta, i miei piedi, e la mia testa di bimba… A che scopo poiché non mi si ama? - Journal, II, 59 - …Mi guardo nello specchio e mi vedo bella… mi sento bella… Journal, I, 64) e del suo spirito. Il tono unico del Journal è la sua personalità; il suo unico scopo è di arrivare, di compiere qualche cosa di grande per imporre la propria persona all'attenzione generale; con la sua splendida voce prima, (tre ottave meno due note), con la pittura, dopo. Così presa di sé, non conosce, né può conoscere l'amore, giacché le sue simpatie per il duca di H. e per il conte Pietro Antonelli di Roma non sono l'amore, come lei stessa riconosce.
Molto ancora si dovrebbe dire di questa interessante personalità, molto si dovrebbe indagare sui meccanismi di autopunizione che le precludono il raggiungimento di tutti gli ideali: ma a noi basta l'aver accennato ai problemi che l'interessante lettura di questo libro ci ha suscitato.