You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questo volume raccoglie i racconti più significativi tra quelli inviati da bambini inferiori ai tredici anni per concorrere al Prix des enfant écrivains. Tale premio, istituito per la prima volta nel 1932, è stato aggiudicato a una bambina di 11 anni e mezzo, per la sua novella “Le coucou, le rossignol et l'âne”, che vien pubblicata naturalmente insieme alle altre. La lettura di questo libro va consigliata allo psicoanalista, e a chiunque si occupi con amore di psicologia infantile. A parte la sbrigliatezza inventiva, inimitabile di questi piccoli scrittori, le loro qualità stilistiche spesso autentiche (l'autrice dodicenne del romanzo, qui riportato solo in parte, Mireille, fille des montagnes”, dovrebbe dedicarsi senz'altro alle lettere): a parte questo, diciamo, il volume offre ampie possibilità di osservazioni nei riguardi di talune escogitazioni infantili, talora appena velate d'immagini o di simboli, talora espresse senza, veli, chiare conferme dei punti di vista analitici. Così l'ingenuo narcisismo delle “Mémoires d'un lapin blanc”, in cui il coniglio che racconta si sofferma ogni momento sulle carezze scambiate fra lui e la padroncina. La rivalità affettiva di una bimba verso la madre, e l'ambivalenza nei confronti del fratellino, non potrebbero essere espressi più chiaramente che nel racconto “Les aventures de Cabochette et de son frère Cabochet”, di Nicole Abadie (8 anni): basti dire che Cabochet arriva in un'isola; “Sur cette île, il aperçut au bord de l'eau un tout petit singe que sa mère noyait. Aussitôt il prit sou petit canit, coupa le cou de la mère singe et rendit ses forces au petit qui était attaché à lui comme un enfant a sa mère”. Non diranno gli avversari che la piccola Nicole Abadie ha inventato questa descrizione per far piacere agli psicoanalisti… Nella novella “Princesse Lisette” si trova un pronunciatissimo “complesso degli animali”, sentimento di colpa per aver voluto diventare un usignuolo (la protagonista viene trasformata in una statua