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D. Edoardo Weiss, fondatore con lei, Servadio, Perrotti e altri della Associazione Italiana di Psicoanalisi e della Rivista Italiana di Psicoanalisi, nella presentazione al primo fascicolo della Rivista individuava come compiti della stessa quelli di orientare le persone colte sulle concezioni fondamentali e sui possibili sviluppi della psicoanalisi e di interpretare, ad un tempo, una necessità e un alto interesse della cultura italiana.
A suo parere quali furono i fattori e i motivi che favorirono l'iniziativa di fondare l'Associazione e la Rivista italiana di psicoanalisi?
R. A quel tempo in Italia gli psicoanalisti erano molto pochi e poco conosciuti. Con la Rivista ci si proponeva, quindi, di far conoscere la psicoanalisi e di contribuire al suo sviluppo.
Vi era il problema opposto di quello che abbiamo oggi di fronte al gran numero di psicoanalisi e di psicoanalisti selvaggi. La Rivista, allora, si proponeva di approfondire e chiarire i concetti fondamentali della psicoanalisi e il suo metodo anche di fronte al fatto che pochi di noi avevano una preparazione ortodossa. Io stesso ho fatto un training breve con Benussi e non posso certamente dare una valutazione positiva sulla mia preparazione iniziale.
Una seconda ragione che ha stimolato il sorgere della Rivista risiedeva nella necessità di metterci alla pari con altre situazioni straniere dove la psicoanalisi era più sviluppata e dove simili iniziative erano già state avviate. In definitiva la Rivista si proponeva e di divulgare il pensiero psicoanalitico e di essere una palestra dove i neo-psicoanalisti iniziavano a far conoscere i propri lavori.
D. In che rapporto era con la realtà degli psicoanalisti e con l'organizzazione della Rivista negli anni '30?
R. Io ero al margine della situazione. Il mio ingresso nella Società Italiana di Psicoanalisi lo devo, infatti, direttamente a Freud che dette parere favorevole all'accoglimento della mia domanda per il motivo che io ero, al tempo, l'unico docente universitario tra