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Tra le diverse forme che presenta la “resistenza” verso la psicoanalisi, è di particolare rilievo, come nota, anche Freud (1), l'atteggiamento — assunto da coloro che per la prima volta si avvicinano alla dottrina psicoanalitica — rispetto al simbolismo dei sogni, dei sintomi, dei lapsus.
Il criterio generale ed astratto della latente significatività di tali manifestazioni per se stesse prive di un esplicito significato, desta in generale un senso di sorpresa ma insieme di, sia pur diffidente, interesse; non provoca invece mai una resistenza radicale ed assoluta.
La diffidenza si muta per lo più in un atteggiamento assolutamente negativo, quando da quel criterio generale ed astratto si passi alla considerazione degli aspetti concreti che la traduzione in forme simboliche assume in quelle diverse manifestazioni.
Ciò è perfettamente conforme alla spiegazione che la psicoanalisi dà del fenomeno della “resistenza”.
Lo schema generale del meccanismo per il quale gli elementi tendenziali rimossi, e perciò inconsci, riescono, eludendo le forze rimoventi (censura), a farsi luce nella sfera cosciente, non può per se stesso essere fonte di turbamento in chi di un tale meccanismo prende cognizione.
Turba invece, e provoca in lui l'azione di quelle stesse forze rimoventi, la conoscenza del carattere particolare di quegli elementi tendenziali rimossi; e ciò per il fatto che quegli elementi tendenziali, o elementi analoghi, sussistono anche in lui, e vengono anche in lui rimossi.