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Quest'opera, apparsa contemporaneamente (finora) in tedesco, in francese e in inglese, è stata promossa dall'Istituto Internazionale di Cooperazione Intellettuale della Società delle Nazioni, con sede a Parigi. L'Istituto ha invitato Alberto Einstein a discutere o meglio ad avere un libero scambio di vedute, con una persona e su un problema di sua scelta; e l'illustre scienziato ha creduto opportuno intrattenersi con Sigmund Freud sulla questione che gli è sembrata la più importante per la civiltà nelle attuali condizioni: C'è una via per liberare gli uomini dalla fatalità d'una guerra? “Il riconoscimento che tale problema è diventato, in seguito ai progressi della tecnica, una questione di vita o di morte per l'umanità civile, s'è quasi generalmente imposto, e ciò nonostante gli sforzi accaniti per trovare una soluzione sono finora falliti in misura sconfortante”.
Nella sua lettera indirizzata al Freud, l'Einstein non allude minimamente a questioni politiche, ma chiede solo delucidazioni psicologiche sul quesito della guerra, scaturite dalla più approfondita conoscenza che ha il Freud dell'animo umano e della vita istintiva dell'uomo. Dopo aver accennato all'impossibilità di una organizzazione internazionale legislativa e giudiziaria, poiché tale organizzazione sarebbe sfornita di potere esecutivo, l'Einstein suppone che debbano essere qui in opera delle potenti forze psichiche, tali da paralizzare ogni sforzo pacifista.
Dopo aver considerato sommariamente il “bisogno politico di potenza”, gli interessi materiali ed economici, l'influenza esercitata dalle minoranze sulle maggioranze, ecc. lo scienziato conclude che alla base della guerra stanno l'odio e l'istinto di distruzione. Egli scrive: “esiste la possibilità di guidare l'evoluzione psichica degli individui in modo che essi diventino più resistenti di fronte alle psicosi dell'odio e della distruzione? Io non penso affatto con ciò alle sole persone cosiddette colte. Secondo la mia esperienza sono anzi proprio i c