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Al medico pratico si offre un “materiale clinico” più scarso che non al medico di una casa di salute; in compenso, però, egli è in grado di osservare pochi pazienti nel corso della loro vita e nel loro ambiente sociale. In tal modo può notare parecchi fattori che invece scompaiono nella casa di cura, la quale esercita un'influenza livellatrice, mentre, d'altro canto, la sala degli ammalati, che pone per tutti le medesime condizioni, permette che si riconoscano subito alcune diversità nel comportamento sociale. Ad ogni modo l'internamento stacca gli ammalati dalle relazioni umane ch'essi hanno mantenute fino allora; se e da chi vengono visitati dipende meno dalla loro volontà che da quella dei loro visitatori. In qualche caso la casa di cura diventa l'ambiente stabile, nel quale l'ammalato, per quanto gli vien concesso o addirittura reso facile dalla malattia, può allacciare relazioni con ammalati e infermieri. Altrimenti queste relazioni si limitano ai periodi della vita ch'egli, sia come praticamente normale sia come ammalato, non bisognoso della cura ospedaliera, trascorre nell'ambiente famigliare.
È ora interessante, sia praticamente che teoricamente, esaminare le diverse malattie nevrotiche e psicotiche con riguardo al rimanere invariate o al mutarsi delle relazioni personali dei malati. Vorrei in questa sede comunicare, in massima le mie esperienze sulla follia circolare e far precedere soltanto alcune osservazioni su ammalati schizofrenici.
Circa questi non dispongo di un materiale sufficiente; ma già questa mancanza di materiale permette di trarre una deduzione utile per la risposta da dare al nostro, quesito. Se l'ammalato schizofrenico,