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Signori,
I massimi filosofi moderni, forse con la sola eccezione del Bergson, hanno in genere trascurato il problema del comico: problema che pure, da Platone in poi, molto aveva interessato la filosofia come tale. Quale può essere il motivo di questo atteggiamento? Ce lo rivela con ogni probabilità il Croce, laddove dichiara (2) che lo studio del comico è di pertinenza della psicologia empirica, poiché non è possibile indagare filosoficamente i fatti del sentimento. Non ci umilia certo il posto non precisamente elevato che una certa filosofia contemporanea concede alla psicologia; e non discuteremo a questo proposito sulla maggiore o minor legittimità filosofica di questa condanna o semi-condanna, né - ciò che più importerebbe - sul quesito se si tratti proprio di una condanna o non piuttosto di un riconoscimento d'autonomia; premendoci soprattutto rilevare quanto è implicito nelle parole del Croce, essere cioè la questione del comico non risolvibile se non in sede psicologica, dato che il comico non pertiene propriamente a nessuna delle quattro forme (economica, etica, logica ed estetica) in cui può manifestarsi, secondo questo filosofo, lo Spirito con la S maiuscola.
Ci accontenteremo dunque di indagare, in un campo affine a quello del comico, quanto si possa per avventura dire sullo spirito con la s minuscola. Limiteremo in tal modo il nostro assunto, non senza vedere però se e fino a qual grado si possano estendere al comico in genere le osservazioni che avremo modo di fare su quella