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Il dott. G. Lami, nella risposta all'inchiesta indetta dal Saggiatore sulla nuova cultura (Il Saggiatore, N. 6-7-8, agosto-ottobre , pag. 335 segg.), di fronte alle costruzioni astratte ed avulse dalla vita della filosofia, ed in ispecie dell'idealismo, auspica un ritorno alla scienza e si dilunga a parlare di un “realismo scientifico”, scevro da ogni “spirito di sistema”, di cui Pasteur e Claude Bernard sarebbero stati gl'iniziatori.
Tutto questo, senza essere strabiliante novità, meritava di essere detto e non può che essere condiviso da ogni spirito benpensante.
Se non che il nostro amico della scienza, essendosi imbattuto nella psicoanalisi, pur notando che: “due fatti siano alla base del fermento di idee e delle esigenze di rinnovamento, che agitano la civiltà europea e che s'esprimono nelle correnti di pensiero e negli indirizzi d'azione dei giovani: il realismo scientifico, iniziatosi con Luigi Pasteur e Claudio Bernard verso la metà del secolo scorso, e il movimento psicanalitico, impersonato da Sigmund Freud”, e riconoscendo che con la psicoanalisi “alla posizione atomistico-materialista della psicologia, succedeva una direttiva propriamente ‘umana’ e nel fuoco dell'indagine psicologica cadeva il fulcro stesso della personalità umana: gl'istinti”, ne tenta un'effettiva demolizione, quanto mai arbitraria, col pretesto che essa, da metodo d'indagine, è divenuta concezione del mondo, speculazione, sistema, che in letteratura essa favorisce l'autoanalisi morbosa ed il subbiettivismo, e via dicendo.
Ora, date le sue premesse, il Dott. Lami doveva vedere se, e fino a qual punto, la psicoanalisi si era attenuta a quei canoni del pensiero scientifico da lui propugnati, e doveva considerare la psicoanalisi, i fatti da essa studiati, le sue scoperte, le sue ipotesi di