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Il titolo di questo articolo non deve ingannare. Non si tratta né di una pochade di Hennequin e Weber, né di un film brillante, né di un romanzetto a dispense. Il “divertimento”, per sua stessa dichiarazione, è del prof. Francesco Flora, del quale avemmo altra volta a occuparci in queste pagine (1).
Appunto le rettifiche - sulla base dei testi e dei fatti - dei copiosi errori commessi dal Flora allorché cominciò a scrivere di psicoanalisi, vengono trovate da lui, adesso, “divertenti”. Così almeno egli si esprime in una nota marginale, nella prima delle 90 pagine dedicate al Freud e incluse nel suo recente volume, Civiltà del Novecento (2).
È certo interessante, dal punto di vista psicoanalitico, che delle rettifiche ben documentate vengano trovate “divertenti”. Se un Tizio affermasse che il cielo è nero, e trovasse “divertente” l'osservazione di chi gli facesse notare che invece è azzurro, ne trarremmo poco liete conclusioni per la sua salute mentale. Il Flora si comporta in modo analogo: anziché tentar di replicare alle nostre mises au point, le elude, non ne tiene alcun conto, ristampa senza mutare una virgola gli articoli già apparsi nella Nuova Antologia, li arricchisce con nuovi paragrafi dello stesso tenore, pubblica il libro. Solo all'ultimo momento, forse, si ricorda che alcune voci di gente del mestiere si son levate a fargli notare i suoi svarioni. Poco importa: in una postilla si qualificano quelle voci di “acerbe e divertenti proteste”, e tutto è sistemato. Il Flora è certamente in