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Secondo la teoria psicoanalitica ancor oggi dominante, la prima si-tuazione conflittuale in cui viene a trovarsi il bambino non appena si può sicuramente ammettere che si sia formato in lui un Io rudimentale, è re-lativa alla sua stessa dipendenza dalla madre, e alla sua impossibilità di sottrarvisi. Abbiamo dunque, in primo luogo una antitesi tra passività (di fatto) e attività (reattiva). Sull'essenza stessa dell'attività e della passività non sappiamo gran che: non sappiamo, ad esempio, se una condizione passiva possa convertirsi in una condizione attiva o viceversa, e possiamo solo in via ipotetica concepire che sia dato, attivamente, perseguire mete di per sé passive. Tuttavia, descrittivamente, possiamo convenire sul fatto che il progressivo instaurarsi di un apparato percettivo, che culmina, ana-tomicamente, con la maturazione del sistema piramidale e con la mielinizzazione delle fibre di coordinazione (intorno al sesto mese di vita), per-mette, come osserva Nacht (1), un raccogliersi delle percezioni interne diffuse e frammentarie e una loro esternalizzazione in azioni — ossia, in altre parole, un'attività dell'Io in senso proprio, e una “specularità”, ri-spetto all'immagine corporea [“stadio dello specchio” di Lacan (2)], che prima non esisteva. In tutta questa fase, dominata dal narcisismo prima-rio e dell'autoerotismo, i meccanismi principali mediante i quali l'Io rudimen-tale cerca di proteggersi dagli stimoli sgradevoli, e di ottenere soddisfacenti rapporti oggettuali, sono l'incorporazione-introiezione dell'oggetto e la proie-zione. Non mi sembra, infatti, che a questo stadio si possa considerare il proteggersi dagli stimoli mediante il rifugio nel sonno come un vero mec-canismo psichico di difesa (regressione). La regressione, in questa fase, è principalmente organica e fisiologica, e solo in seguito tale primitivo modello