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È noto che l'assunzione di alcool (e di droghe in genere) in quanto può indurre il passaggio facile e brusco da uno stato disforico ad uno euforico, intrattiene, in forma quasi specifica, la peculiarità di suscitare desideri e fantasie inconscie, connesse alle vicende disforiche ed euforiche del lattante al seno della madre.
L'equivalenza tra vino e latte trova una molteplice eco nei modi di dire, nel folklore, nella letteratura, ecc. (1).
E spettato però alla psicoanalisi di approfondire le varie e sconcertanti vicende che la relazione al seno del lattante intrattiene e, di riflesso, far luce sul complesso problema dell'alcoolismo.
Scopo del presente scritto è di chiarire, sulla scorta di stralci della storia clinica di un paziente che presentava frequenti crisi etiliche, i conflitti che trovano la loro espressione nel rapporto con l'alcool, come riedizione di conflitti vissuti nel rapporto con il seno materno.
L'uomo è debitore all'alcool di grandi gioie e di danni gravi, per cui spetta senz'altro all'alcool un posto di preminenza tra gli oggetti benefici-malefici.
Questo doppio aspetto buono e cattivo riteniamo sia essenziale nella comprensione del rapporto tossico che lega, in un modo così tenace, l'alcoolista al suo oggetto, sostituto del seno materno.
Mario P., anni 24. — Al momento in cui venne in esame il