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I Il concetto di frustrazione e lo studio dei meccanismi reattivi da essa provocati occupano un posto centrale nelle moderne teorie psicodinamiche. Con tale termine viene designato tecnicamente lo stato psicologico di insoddisfazione, irritazione o delusione che si verifica ogni qualvolta venga impedito o interrotto un atto tendente a soddisfare un bisogno dell'individuo. È evidente ed ammesso da tutti che se un organismo vivente viene ostacolato nel raggiungimento di una meta, ciò può significare rendergli impossibile l'esecuzione di determinati atti ma non l'annullamento del bisogno che lo spinge a compierli. Se il bisogno si concepisce come uno stato di tensione, l'interruzione dell'atto diretto a scaricarla non sarà evidentemente sufficiente ad eliminarla, ma la lascerà persistere con la medesima intensità finchá il sistema non avrà raggiunto uno stato di equilibrio dinamico, adattandosi eventualmente alle nuove condizioni rappresentate dall'ostacolo alla scarica diretta.
Ma, mentre è facile ammettere che uno stato di frustrazione eserciti i suoi effetti sul comportamento dell'individuo, non vi è unanimità nel definire la natura, la misura ed il modo di azione di tali effetti.
Nel pensiero di freud, almeno nella prima formulazione delle sue teorie, l'effetto principale di uno stato di frustrazione, la reazione primordiale al blocco di una spinta istintiva sarebbe uno scoppio di aggressività, diretta contro la persona o l'oggetto vissuti come fonte dell'impedimento. Le forme che tale aggressività assumerebbe andrebbero da quelle aperte e violente a quelle più o meno ben dissimulate ed attenuate, e potrebbero dirigersi, in base al meccanismo della trasposizione da lui postulato, oltre che sull'agente esterno percepito come frustrante, su obbiettivi non direttamente responsabili dell'inibizione e perfino ritorcersi sull'individuo stesso (masochismo, suicidio, martirio). Nel caso di obbiettivi socialmente approvati si avrebbe la sublimazione.