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Recenti ricerche di psicologia infantile hanno dimostrato come i primi stadi dell'evoluzione extrauterina siano contrassegnati da meccanismi di difesa caratteristici e diversi da quelli correlativi agli stadi più avanzati (10). Tra i meccanismi di difesa descritti dalla fisiologia e quelli illustrati dalla psicologia, tra la lotta per l'esistenza condotta con mezzi biologici (durante il periodo intrauterino) e psicologici oltre che somatici (nella vita extrauterina) esiste attualmente una lacuna, una zona ignota. Non si conosce in forma precisa, attraverso quali modalità si verifichi il passaggio dai meccanismi difensivi biologici a quelli psicologici. L'esame comparativo dei dati dello sviluppo somatico e psicologico può, a mio parere, concorrere ad evitare gli errori di valutazione purtroppo frequenti nelle ricerche unilateralmente orientate nell'uno o nell'altro senso.
Fries e Woolf definiscono come “tipo di attività congenita, il quantitativo di attività riscontrato nel neonato in risposta a determinati stimoli. I neonati vengono raggruppati in cinque tipi che, in realtà, costituiscono un continuum: entro i limiti della normalità vi sono i quieti, i moderatamente attivi e gli attivi, al di là dei confini fisiologici esistono due gruppi patologici, gli ipo e iperattivi. Questi tipi estremi sembrano paragonabili a quegli individui che hanno gravemente sofferto nella vita intrauterina, secondo Greenacre ” (9).