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In questo articolo l'A. studia le finalità difensive del “fallimento autoprovocato”.
Il fallimento, che è uno degli aspetti del masochismo morale, si presenta come un fenomeno patologico in continuo aumento nella nostra società.
L'A. descrive due modalità di autofallimento, un “fallimento emotivo” ed un “fallimento nell'azione”. Nel primo, che ha come manifestazione la tendenza inconscia a farsi rifiutare dalla persona amata, lo scopo difensivo del sintomo è di riparare la persona amata dalle tendenze aggressive di tipo orale o anale che vengono messe in moto dall'attaccamento affettivo verso l'oggetto.
Nel secondo, che si manifesta commettendo qualche errore o qualche sbaglio al momento di raggiungere il successo, il soggetto cerca attraverso il sintomo di proteggere l'ambiente, circostante e se stesso dalle fantasie di onnipotenza che si mettono in moto in questa situazione.
In tutti e due i casi perciò si tratta di un meccanismo di difesa. Al contrario del comune meccanismo di difesa autoplastico, nel quale è l'Io del soggetto che forma delle controcariche per tenere lontano dalla coscienza delle tendenze istintive, attraverso l'autofallimento l'individuo fa in modo che sia il mondo esterno, la società, che impedisca alle sue tendenze antisociali di affermarsi.
Alla base di questo sintomo è un conflitto tra una tendenza istintiva che tende a trasformarsi in azione e un Io debole che non ha la forza di opporsi a tale tendenza.
Tra le cause patogenetiche l'A. indica anche alcuni sistemi di educazione moderna che incoraggiano più che reprimere le tendenze istintuali infantili; l'Io avrebbe meno occasione di formare difese autoplastiche e sarebbe relativamente più debole.
L'articolo è particolarmente interessante per alcune acute osservazioni di tecnica analitica di cui l'autrice si occupa nel corso del suo lavoro.