You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La I parte di questo interessante lavoro è dedicata allo studio storico del problema con particolare riferimento alle posizioni di S. Freud, M. Klein e A. Freud. Mentre S. Freud distingue gi` nei primi lavori la fantasia inconscia, o imago sottostante alla fantasia, dalla fantasia allucinata, gli A.A. ed altri psicoanalisti criticano nelle opere di M. Klein la mancanza di una tale distinzione dovuta al fatto di non aver precisato il ruolo svolto dall'Io nell'integrazione di queste fantasie a partire dagli oggetti primitivamente incorporati.
A. Freud invece, giustamente insiste sulla funzione difensiva di queste fantasie che appaiono soprattutto come un compromesso tra la ricerca del piacere, una realt` troppo penosa, ed un Super-Io troppo severo.
Dallo studio di fatti clinici gli A.A. mettono in evidenza i caratteri essenziali delle fantasie rilevando, nelle analisi di bambini, che la rappresentazione della scena primitiva è sempre costante pur non essendo trascurabile il numero di bambini che non hanno assistito a rapporti sessuali tra genitori.
Gli A.A. affermano che non è possibile far aprire durante il trattamento; perché appare chiaro che il bambino immagina i rapporti sessuali dei genitori nello stesso modo della sua relazione aggressiva e angosciosa con la madre.
Pertanto gli A.A. ritengono che non si insiste mai abbastanza sulla distinzione tra le fantasie allucinate frutto di una elaborazione dell' Io del soggetto e le fantasie inconscie, sorte dalle esperienze vissute nei primi mesi di vita nel rapporto1 con la madre, e che condizionano le fantasie coscienti.