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Sulla base del materiale acquisito nell'analisi di vari casi di fobia e di paranoia, Freud pervenne alla conclusione che i sintomi dei quali i suoi pazienti soffrivano fossero determinati da desideri inconsci connessi a una impostazione negativa del complesso edipico. Per effetto di identificazione con la “Madre edipica” in quei pazienti (maschi) si sviluppava il desiderio di eliminare la madre e di prenderne il posto accanto al padre. I loro sintomi rappresentavano una difesa inconscia contro tali impulsi e in essi trovavano sfogo una scarica parziale e una corrispondente parziale frustrazione di energie istintuali.
Fin dai primi stadi delle ricerche psicoanalitiche, allorché soltanto le nevrosi sintomatiche potevano essere trattate con successo, Freud si rese conto che desideri sessuali infantili erano responsabili della formazione delle perversioni. Egli reputò che i pervertiti accettavano quelle stesse tendenze sessuali che i nevrotici cercavano di reprimere; onde la considerazione del sintomo nevrotico come un “negativo” dell'atto perverso. Questa concezione delle perversioni condusse a molte questioni teoretiche, le quali non hanno trovato tuttora una risposta soddisfacente: per esempio, quella del perché l'Io accetti certi impulsi istintivi.
Sotto l'aspetto clinico, il punto di vista che i pervertiti soddisfano i loro desideri infantili coscientemente, senza interferenze da parte dell'Io e del Super Io, non incoraggiò il loro trattamento analitico.
Benché Freud più tardi avesse, nel suo studio sul “Feticismo”, riconosciuto che tale condizione non era causata da una “irruzione dell'Es” vari analisti continuarono a descrivere le perversioni come dovute a una carenza di difesa contro desideri istintivi.
L'esperienza acquisita nel trattamento dei nevrotici dimostrava che il successo di un'analisi (sia dal punto di vista teoretico sia da quello terapeutico) era possibile solo se il paziente soffriva del suo sintomo e, anelando ad eliminarlo, cooperava con l'analista n