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Il termine suggestione, non solo nel linguaggio comune, ma anche in quello che aspira ad una certa dignità scientifica, è di uso corrente per una molteplicità di situazioni diverse della vita sociale ed individuale. Lo si adopera per designare la rapida diffusione di uno stato d'animo, di una convinzione, di una idea in un dato gruppo. Lo si adopera pure per le situazioni in cui uno o più individui subiscono, in forma acritica, l'influenza di qualcuno, sia che tale influenza si eserciti attraverso una diretta azione verbale, sia che si esplichi invece con un dato comportamento: la suggestione dell'esempio. Pure nei casi di un progressivo consolidarsi di una rappresentazione in una coscienza, o di un suo farsi persistente e insistente, si usa parlare di suggestione; sotto forma di autosuggestione questa volta, dato che qui viene a mancare, almeno apparentemente, l'azione di un altro.
L'estensione assunta dal concetto di suggestione è però necessariamente correlativa a una sua imprecisione. Questa estensione, e insieme imprecisione, ha una sua ragione storica, che risale al periodo classico degli studi sulla ipnosi.
Come è noto, vi fu un tempo in cui l'ipnosi era considerata uno stato anormale della coscienza, durante e per effetto del quale un soggetto sarebbe capace di determinate prestazioni eccezionali. Si scoprì poi che tutte queste prestazioni non erano effettivamente eccezionali, che potevano essere ottenute anche allo stato vigile mediante un'azione che si diceva suggestiva, e che la stessa ipnosi non differiva, se non da un punto di vista esteriore, dallo stato realizzato nella suggestione vigile. Inoltre questo processo di riconduzione della ipnosi alla semplice suggestione, e con ciò la tendenza a riportare entro l'ambito della normalità tutto questo complesso di fenomeni apparentemente eccezionali, venne progressivamente estendendosi: tutti, nei loro rapporti con altri uomini, sarebbero in grado di esercitare, e di fatto comunemente eserciterebbero, un'azion