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La condizione psicotica umana, per assunzione generale, presenta due proprietà antinomiche caratteristiche: essa è soggettivamente incomunicabile nella sua totalità immediata, ma tuttavia tende costantemente a rivelarsi in una serie di manifestazioni disposizionali o episodiche del comportamento etologico.
Correlativamente, l'esperienza psicotica intrapersonale permane inesprimibile, nella sua concretezza sostanziale, attraverso il linguaggio logico semantico-concettuale, mentre continuamente si asserisce attraverso il linguaggio prelogico simbolico-rappresentativo.
Le strutture psicotiche sono peraltro, descrivibili empiricamente in termini semeiologici, ed apprendibili categorialmente mediante la ricerca fenomenologica, diretta a rifletterne la morfologia e la statica con le loro rispettive variazioni modali.
I fenomeni psicotici divengono più completamente comprensibili attraverso l'applicazione del metodo “analitico” che introducendo un fattore di mediazione (umana) controllabile, consente di fondare un sistema di osservazione strumentale (mentale) coerente e differenziato, il quale si attua funzionalmente in un campo operativo ben definito, e per mezzo del quale, è possibile esaminare e selezionare dei dati di valore sempre più certo.
Il campo analitico, infatti, si organizza originariamente come una situazione intersoggettiva relazionale, plurivalente, per entro cui è possibile individuare, circoscrivere e classificare i fenomeni considerati secondo i loro diversi livelli, le loro reciproche interazioni ed i loro momenti formativi, intervenendo su di essi attivamente per correggerli e regolarli ed intervenendo sullo stesso sistema strumentale operante, per ottenerne un'azione progressivamente più efficace.
Il metodo analitico consente in tal modo di formulare, gradatamente,