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Nella pratica quotidiana psichiatrica e psicoanalitica ci imbattiamo sempre più spesso in pazienti che sono profondamente colpiti nella loro personalità e che tuttavia mantengono ancora un equilibrio sufficiente ed un contatto soddisfacente con l'ambiente.
Non sempre si può decidere in questi casi se i pazienti evolveranno verso una psicosi vera e propria, se resteranno per tutta la vita in questo stato, oppure se, attraverso esperienze individuali felicemente superate, raggiungeranno un migliore equilibrio che porterà ad un più soddisfacente contatto con l'ambiente.
Nei casi-limite più gravi si ha l'impressione che basti qualche evento traumatico, ad esempio una decisione importante o la necessità di assumere un ruolo di responsabilità, perché questi pazienti inizino una evoluzione verso la psicosi, oppure cadano in un episodio acuto, che si potrà cronicizzare o da cui potranno uscire ricompensandosi più o meno bene. Non pensiamo con questo di mettere in discussione l'eziologia della schizofrenia, nelle componenti organiche, genetiche e biologiche, che ne possono essere la causa.
Questi eventi pongono una serie di problemi che si possono esaminare dal punto di vista psicologico. In particolare, noi vorremmo sapere da che cosa dipende la possibilità e la probabilità di cadere in uno stato psicotico, quali fenomeni psichici avvengono in un paziente, quando improvvisamente si dissocia, con quali meccanismi psichici egli riesce a riequilibrarsi in modo abbastanza soddisfacente, ecc. Tutti argomenti che non verranno qui trattati, ma che si presentano del massimo interesse.
Io mi limiterò qui a mettere in evidenza l'importanza che nella personalità pre-schizofrenica hanno i primi contatti affettivi del bambino.
Nel copioso materiale clinico e bibliografico degli AA. classici, non è infrequente trovare descrizioni della personalità premorbosa dello