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Ricca ormai di oltre un cinquantennio di esperienza, la psicoanalisi, dopo molte esitazioni, si va incamminando a fare della psicoterapia della schizofrenia uno dei suoi campi di applicazione.
È noto che la psicoanalisi è, per definizione, la cura delle psiconevrosi e che ha, nella tecnica classica, una controindicazione nelle psicosi.
L'aver potuto superare tale divieto di accesso, almeno entro i limiti particolari, è diventato possibile attraverso modificazioni della tecnica classica e soprattutto attraverso l'avanzamento della ricerca per quello che riguarda la possibilità da parte dello schizofrenico di sviluppare una forma di transfert, la conoscenza delle fasi pre-edipiche, delle più primitive angosce e dei conflitti connessi agli impulsi distruttivi, del contro-transfert e della psicologia dell'Io.
La cura delle psiconeurosi, specialmente nei casi di insuccesso, ha da tempo posto la psicoanalisi di fronte alla necessità di allargare la ricerca su dei terreni più ardui. Può essere a questo proposito interessante notare che in un recente lavoro su l'analisi interminabile, Nacht porta l'attenzione sul problema del contro-transfert in casi frustranti le ambizioni terapeutiche del medico, e sulla necessità di modificazioni tecniche; rilievi che hanno una relazione stretta con i problemi connessi alla psicoterapia della schizofrenia.
Volendo succintamente valutare i contributi portati dalla ricerca psicoanalitica al problema tremendamente complesso della schizofrenia, questi si possono, per comodità espositiva, esaminare sotto tre punti di vista: e cioè sul piano esplorativo-comprensivo, sul piano eziologico e sul piano terapeutico.
La pratica psicoanalitica, diversamente dalla ricerca medica in generale,