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Freud espone per la prima volta il suo concetto di ideale dell'Io nel suo lavoro “Introduzione al narcisismo” del 1914. Dopo avere postulato l'esistenza di un narcisismo primario in cui la libido è completamente concentrata sull'individuo e vi è una assoluta confluenza degli istinti sessuali e di quelli di autoconservazione (istinti dell'io); Freud si chiede attraverso quali vicissitudini tale narcisismo infantile venga dissolto “Che cosa è accaduto della libido dell'Io?; dobbiamo presumere che essa è passata tutta intera nelle occupazioni oggettuali?”.
Freud trova una risposta ai suoi quesiti nella psicologia della rimozione. Gli impulsi libidici sono destinati a venire repressi qualora essi vengano in conflitto con gli standards etici e culturali dell'individuo e condizione della repressione è la formazione di un Ideale come misura e termine di paragone dell'Io del soggetto. A questo Ideale dell'Io è diretto quell'amore di sé che l'Io sperimentò nella sua infanzia. Il narcisismo si è così spostato sull'ideale dell'Io che ne diviene appunto il sostituto. L'Ideale dell'Io si è formato sotto l'influenza delle critiche dei genitori e delle altre persone che ad essi si sono man mano sostituiti nel compito di educare il bambino. La libido convogliata nell'Ideale dell'Io trova inoltre la sua gratificazione nel raggiungimento di tale ideale. Esso rappresenta, nello sviluppo dell'Io, il tentativo da parte di questo di recuperare il narcisismo primitivo mediante uno spostamento della libido su un Ideale dell'Io imposto dal di fuori.
La coscienza, dice Freud, ha il compito di vigilare a che venga assicurata tale gratificazione narcisistica attraverso una costante valutazione della distanza tra l'Io reale e quello ideale.
Freud riprende lo studio dell'Ideale dell'Io nel capitolo XI del suo lavoro: “Psicologia collettiva e analisi dell'Io”.
Egli parla di un grado di sviluppo dell'Io, di una differenziazione psichica per cui si forma da una parte un Io coerente e dall'altra un Io i