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Nell'ultimo numero dell'Archivio di psicologia, neurologia e psichiatria (Luglio-Agosto 1956) Padre Agostino Gemelli, sotto il titolo Per ricordare il centenario della nascita di Sigmund Freud, pubblica un corsivo, a cui aggiunge la citazione di varie pagine tratte del secondo volume di Les médications psychologiques di Pierre Janet.
È sembrato a Gemelli opportuno ricordare, nell'occasione del centenario di Freud, l'opera di Pierre Janet: che fin dal 1889, nell'Automatisme psychologique, aveva formulato alcuni concetti fondamentali che si ritrovano nella dottrina catartica elaborata da Breuer e da Freud, e poi in tutto il successivo sviluppo della psicoanalisi. E insieme gli è sembrato utile “sottoporre alla meditazione dei lettori” le pagine nelle quali Janet nel 1919 confronta la dottrina di Freud con la propria e sottopone a critica molti aspetti della psicoanalisi.
Mi sia consentito commentare qui il modo scelto dall'amico ed illustre collega per commemorare il centenario di Freud. Io ne ho tratto impressioni fra loro alquanto contrastanti.
Che sia utile rifarsi all'opera di Janet per intendere la genesi della psicoanalisi, e che pertanto sia stato opportuno il citare una tale opera, pienamente convengo.
Io stesso nel mio Trattato di psicoanalisi, a proposito della dottrina catartica da cui tutta la psicoanalisi deriva, ho dedicato un capitoletto abbastanza lungo (Vol. I, pp. 44-47) all'automatismo psicologico di Janet.
È indubbio infatti: che il famoso caso di Fr. Anna, su cui Breuer ha costruito la dottrina catartica, ha molti aspetti comuni con quelli di un importante caso già studiato nel suo libro da Janet; che il concetto di allucinazione negativa, formulato da Bernheim, e ripreso e sviluppato da Janet, contiene già in germe l'idea di un distacco di dati contenuti mentali dal nucleo cosciente della personalità, e quindi l'idea di elementi psichici operanti all'infuori della personalità cosciente; che i meccanismi stessi descritti da Janet per interpretare le pe